filosofia, antropologia, geopolitica:
solopensando
dal Podcast Recinto Moderno
Episodio 5
Geografia del pensiero:
lo spazio negativo
In questa fase di dibattito acceso sulla capacità crescente dell'intelligenza artificiale e quindi, specularmente, sul significato stesso dell'intelligenza. Quali possono essere gli aspetti più propriamente umani che ci possono distinguere dalle macchine e che forse, come tali, costituiscono quel tesoro nascosto irriproducibile che fa parte esclusiva della nostra natura umana?
Nei precedenti episodi ho incidentalmente accennato al tema dell'intelligenza artificiale.
Oggi vorrei provare a parlare non tanto dell'intelligenza artificiale, quanto a proporre una lettura di una struttura fondamentale del pensiero umano, che possa farci sentire un pochino meglio rispetto a quel disagio che è crescente, ora che questa forte evoluzione tecnologica sempre più prende piede e guadagna capacità e potenzialità non solo dal punto di vista teorico, ma anche rispetto alle nostre quotidianità, dandoci un poco quel senso di vertigine della tecnica, di fronte alla quale ci sentiamo intimiditi e rispetto a cui, almeno in parte, teniamo gli sviluppi futuri.
Ecco, per fare questo inizierò prendendo spunto da un concetto di una cultura lontana.
Attingeremo alla cultura giapponese. Ci sono diversi aspetti della civiltà giapponese che mi attraggono.
Fra questi, senz'altro il loro senso estetico. L'estetica per i giapponesi è sempre qualcosa che attraverso anche piccoli dettagli e assoluta precisione continua cerimonialità e ritualità. È sempre qualcosa che codifica l'invisibile. Ed è un invisibile reca una sua enormità rispetto alla profonda identità di questo popolo.
Lo spunto è un elemento trasversale di questa cultura. e a conferma che, come visto già dal primo episodio, comunque nel corso del Podcast, proprio guardando agli altri possiamo comprendere meglio anche noi stessi.
I giapponesi hanno sviluppato un un'idea che è quella di MA, il concetto di MA si può esprimere come una sorta di “idea funzionale del vuoto” fra le cose. Però un vuoto che non significa appunto un nulla, ma un intervallo, anzi ancora di più, un ponte, una relazione significante fra le cose. Esprime quindi una positività funzionale di contenuto, al pari delle cose che collega, cioè Del Piero no, degli oggetti, dei concetti, dei luoghi.
È un vuoto che ha un significato e che arricchisce il senso di ciò che interconnette spazialmente e concettualmente.
Piccolo inciso: stiamo parlando di un concetto giapponese, ma mi viene in mente anche uno dei significati del termine greco classico logos.
Logos vuol dire diverse cose: pensiero, parola, ragionamento, ma può significare anche relazione.
Questo è molto interessante.
Com'è che possiamo immaginarci il MA ad immagine di questo episodio?
Ho appositamente scelto come copertina l'interno di una casa tradizionale giapponese. Nell'architettura tipica giapponese, MA è lo spazio fra gli oggetti degli ambienti interni ed è anche lo spazio stesso fra gli ambienti interni.
In un'accezione che a noi è nota come minimalista, in realtà il vuoto che c'è nelle scarne case tradizionali giapponesi ha un significato positivo, denso. Ha una funzione.
Riveste cioè una funzione attiva di significato: di conseguenza in base a come lo spazio vuoto è articolato, ad esempio all'interno di una casa, ed alla gestione della distanza, della posizione, al posizionamento reciproco di arredi, di pareti, di piante, di sedute e delle persone stesse che entreranno in quel luogo, si vogliono esprimere dei messaggi. Magari un clima spirituale o comunque delle impressioni o dei valori che hanno un riscontro concreto e ben definito, per esempio il rispetto, l'intimità, la quiete, la riflessione o una specifica cerimonialità che in quel posto si vuole comunicare per un dato momento.
Un altro modo per immaginarci il concetto di MA potrei vederlo nell'esperienza della meditazione, in particolare nelle sue forme orientali classiche.
La meditazione ha proprio lo scopo, da questo punto di vista, di svuotare la mente. in Cina parlano del Grande Vuoto, in Giappone c'è il KU, ovvero il concetto del vuoto fertile.
Vuoto fertile è veramente un'espressione calzante per quello che sto cercando di dire.
Nel processo meditativo accade inizialmente di visualizzare il fluire dei propri pensieri come contenuti non del tutto definiti, quasi come se fossimo degli spettatori di un flusso di immagini e impressioni che ci scorrono davanti, e che sono proprio quella corrente inespressa latente di eventi interni derivanti dal nostro esistere, in continuo contatto col mondo e con se stessi.
Quindi, obiettivo strumentale della mediazione in questo senso è proprio riuscire a lasciare andare questo flusso, a non fermarlo, a non volerlo subito interpretare, razionalizzare e quindi a lasciarlo andare per svuotare la mente ed acquisire uno Stato di quiete interna, accedendo eventualmente ad una sorta di quiete o stasi del pensiero, quasi in un ascolto pacificato dell'esistenza.
La ricerca di un pensiero svuotato rappresenta questo tentativo di contatto col tessuto profondo del nostro pensiero.
“Lasciando andare” io mi accorgo che il pensiero è molto più grande di quello che ricorrentemente, io razionalizzo, eccetera.
Il nostro mondo interiore è molto più vasto, dinamico di quello che pensiamo pensando.
Perché?
Perché questo pensiero deriva da un insieme di elementi e processi che non sono totalmente definibili in termini di linguaggio.
Poiché il linguaggio esprime il pensiero, e poiché il pensiero lo determinano con precedenti irrazionali, come il nostro modo di pensare si articolerà deriverà da quali basi non razionali esso avrà preso le mosse.
Quindi vorrei essere chiaro su quello che sto dicendo, il concetto di MA ci aiuta a capire che quello che ci sembra un non-pensiero all'interno della nostra mente, ma che è in realtà un pre-pensiero. Ci aiuta a comprendere che questo pre-pensiero è il precedente che alimenta il nostro pensiero razionale.
Ciò rileva per tutta una serie di cose che spiegherò.
Infatti, questa considerazione è importante perché amplia lo spazio che identifichiamo come nostro pensiero e ci rende non solo consapevoli della vastità di tante premesse implicite dei nostri ragionamenti di cui normalmente non ci accorgiamo.
Ma ci rende anche capaci di riconoscere, almeno parzialmente, le diverse nature degli stimoli che vanno a comporre il nostro pensare, quindi i condizionamenti, le paure, i desideri.
Potremo capire più compiutamente la base da cui deriva la nostra rappresentazione del mondo e la base che poi costituisce ovviamente le nostre azioni, perché spesso parliamo di rappresentazione del mondo.
E noi agiamo in base a come ci rappresentiamo le cose, in base a come ci rappresentiamo il mondo.
Quindi, in definitiva, comprendere questo spazio allargato che chiude lo spazio negativo, no, l'ho chiamato spazio negativo perché sembra uno spazio, ma non è uno spazio.
In realtà è un contenuto scarsamente, espresso e compreso dalla nostra mente in modo razionale, ma che alimenta il pensiero stesso e, appunto, ci aiuta a capire non solo come pensiamo, ma come poi agiamo di conseguenza.
Ciò che sta dicendo è che solo un'adeguata visione allargata dello sviluppo, o meglio anche della genesi, quindi della dell'avviarsi del nostro pensiero, permette sia una migliore espressione del pensiero, perché è più consapevole. Pensiamo ad esempio al gesto artistico. Ciò permette anche una maggiore comprensione nel nostro modo ragionare, specialmente di quello degli altri, se abbiamo questa visione “allargata” e spendiamo la pazienza di studiare alcuni elementi che ci permettono di vederla maggiormente.
Allora sarà più facile interagire con gli altri, ed anche dal punto di vista strategico ci aiuterà a posizionarci nel mondo.
Ecco, quindi, che torniamo ancora una volta a quello che forse è il primo, primo scopo del podcast Recinto Moderno, cioè funzionalizzare la capacità critica, aumentare, accrescere la nostra capacità di lettura della realtà.
Questa riflessione ci aiuta a sapere più degli altri. Richiede lavoro, richiede studio, ma potenzialmente ci rende capaci di riconoscerne i tratti caratteristici e qui di identificare la dinamica del loro porsi e agire nel mondo, anche rispetto a noi.
Come sempre, infatti, la mia analisi cerca di svolgersi sia sul piano individuale sia su quello collettivo.
E sul piano collettivo questa riflessione manifesta subito la propria importanza.
Significa che, per comprendere sia in chiave conoscitiva per una maggiore sinergia, sia in chiave tattica per una migliore difesa e promozione del nostro essere nel mondo - come individui e soprattutto come collettività - rispetto al contesto in cui ci troviamo, dobbiamo imparare a conoscere a fondo proprio questo invisibile che governa il visibile.
O ancora, tradotto:
questo non-manifesto che governa il manifesto, questo non-manifesto che precede, indirizza e sviluppa la scelta razionale e che quindi va a contornare, a perimetrare, a delimitare, ad identificare lo spazio degli altri soggetti rispetto a noi attraverso l'elaborazione e la conoscenza, sebbene mai completamente, di questo potente e nascosto serbatoio collettivo, anche e soprattutto non razionale, ma non per questo irrazionale, perché irrazionale è qualcosa che si oppone al razionale.
Invece, questo non-razionale è qualcosa che non è pienamente identificabile e razionalizzabile, ma è sinergico, funzionale al razionale, ed è costituito dalle ambizioni, dai timori, da dai sogni, dalle istanze profonde di una collettività, così come vengono incisi e generati nel suo complesso cammino storico e così come vengono valorizzati e resi motivanti, nel modo in cui possono poi essere veicolati e funzionalizzati, interpretati dalle élite di tale collettività. Ed infine, così come sono incarnati e concretizzati politicamente dagli apparati di governo, della collettività stessa.
Lo spazio negativo, che vorrei far comprendere attraverso il ricorso al concetto del MA, è molto più, ed è differente dal subconscio: è in realtà una logica delle relazioni per cui lo spazio, apparentemente vuoto, in base a come è articolato rispetto al posizionamento degli oggetti che connette, assume significati diversi.
Perché quello che è profondo in questa visione di pensiero integrale, in questo MA significante, che accompagna il ragionamento di una collettività, è parte integrante di quello che poi la collettività fa.
Come si vede, torna al livello più profondo quanto visto nel 1’ episodio, l'inversione del tempo euroatlantica, in cui già invitavo a vedere dove sono gli altri rispetto a noi per riposizionarci nel mondo, noi occidentali, europei, che qui però rincaro nella sua dose, quindi rafforzo come invito, per cercare di capire come sono gli altri, e per sapere come possiamo essere noi.
Non è più solo definire la posizione, ma come si è arrivati a quella posizione, il processo che c'è dietro.
In questo caso lo sforzo è di calarsi nel mondo sotterraneo altrui e ancora maggiore, richiede tantissimo studio.
Mondo sotterraneo che, peraltro, come tale, non è mai totalmente accessibile a noi stessi, figuriamoci quello degli altri.
Tuttavia, uno studio intenso, a cominciare dall'analisi, per un esempio concreto, delle primarie espressioni culturali, ci aiuta tantissimo a capire come gli altri si muovono all'interno del proprio pensiero e a come arrivano alla loro postura nel mondo.
Spesso infatti il campo artistico, anche letterario, capta ed esprime in anticipo quando le condizioni di contesto, di libertà di espressione e di risorse lo permettono, il sentire comune.
Ma, oltre alle primarie espressioni culturali, ci sono le istanze sociali così manifestate dal popolo o dalla collettività in questione, ed anche e soprattutto l'elaborazione del proprio cammino storico, specialmente nelle pagine più tragiche e pertanto più significative ed incisive.
Tutte queste dinamiche collettive incidono sull’identità profonda, e quindi sulla capacità poi di agire, sulla modalità di azione, sul mondo di quella collettività, prima ancora delle linee politiche ufficiali e dei numeri che appartengono a quel popolo.
Prima ancora di ciò che è manifesto, di ciò che possiamo contare, quantificare, ufficializzare, c'è tutto questo trasporto interno, interiore, preventivo.
Ecco il MA, lo spazio negativo, che non è spazio tra le cose, ma in realtà è continua interconnessione per un significato maggiorato, aumentato, delle cose.
Quello spazio negativo, dunque, che rompe la visione ridotta di una razionalità umana che è solo formalizzata e formalizzante. Anche questo è la razionalità umana.
Propongo una visione allargata che include un poco più in chiaro, per quanto possibile come elemento costitutivo, pienamente legittimato, questo grande bagaglio mobile vivente, dinamico, mobile, perché non è mai fermo, non è mai cristallizzato e fotografabile in modo definitivo, dell'emotività dell'istintività delle profonde corde animate dello spirito cosciente.
Arriviamo così ad inquadrare una versione di pensiero che, ecco, io definirei proprio integrale, un pensiero allargato, cioè un pensiero che è visto non solo nella sua componente manifesta e finale, ultima, quella razionale, ma anche di sviluppo, genesi precedente, ed è integrale perché appunto “integrato”, completato da quanto detto ora e pertanto viene considerato in tutti i suoi elementi pregressi. Ma è anche integrale nel senso che (pensiamo alle farine) concretamente non è del tutto raffinato, non è soltanto il prodotto razionale della “farina bianca” che arriva alla fine del processo e che è perfettamente malleabile. E’ tutto un insieme di cose, che vengono poi assorbite dal conseguente e definitivo processo di razionalizzazione e comunicazione.
Quindi, in quest'ottica, comprendere meglio è possibile.
Soprattutto, comprendere meglio significa comprendere con minore grado di astio ed anche di timore l'agire altrui, spesso così diverso da noi da sembrarci frettolosamente irrazionale, incomprensibile. Esistono gli estremi, ci mancherebbe, ma avendo la possibilità e la capacità di rappresentarsi ampiamente i percorsi personali degli individui o storici delle collettività, così come sono costellati geneticamente di elementi non razionali ma importantissimi, si può arrivare a una comprensione molto più profonda degli altri, utilmente spendibile.
Quindi, questa lettura risulta ampliata sia in senso orizzontale, perché prende in considerazione elementi non razionali del pensiero (il pensiero integrale), sia verticalmente, perché giunge alla profondità personale e storica. Quindi ci si deve calare verticalmente nel cammino del soggetto che viene considerato. Che sia anche, appunto, noi stessi.
Il pensiero integrale, grazie al concetto di MA così come l'ho presentato, è quindi una estensione dialettica, cioè un’estensione della capacità di comprendere, di agire e reagire col mondo, di porci relazione.
È utile ed efficace, lo ricordo sempre, come in tutte le analisi, solo se in quanto aderente al principio di realtà. Quindi lo scavo che va fatto è uno scavo, ripeto, storico, uno scavo culturale serio, non frutto di informazioni ricavate qua e là, fuorvianti e superficiali.
In questo scavo profondo si cela proprio quella inimitabile unicità della nostra capacità umana, personalissima, che è l'intelligenza umana intesa appunto nel senso di pensiero integrale, come tale inimitabile. Semplicemente perché è funzionalizzata e creata allo stesso tempo dalla ricchezza e unicità del cammino che l'ha prodotta, che nessuna macchina, nessun tipo di intelligenza artificiale (termine per me paradossale di per sé, nonostante io ammiri questa tecnologia di elevata capacità, e ne avrà sempre di più) potrà eguagliare per come abbiamo analizzato la sua genesi, nella sua storicità irriproducibile, propria in modo esclusivo delle persone umane.